Negli ultimi mesi si sono abbattute con sempre più frequenza sull’Italia violente precipitazioni atmosferiche che hanno causato notevoli danni alle persone e ai centri abitati.

I nubifragi che nell’ ultimo mese e mezzo hanno colpito Milano, Palermo e Verona sono solo alcuni esempi degli enormi disagi che possono causare delle precipitazioni di forte intensità.

“Bombe d’acqua”: come si formano

Le “bombe d’acqua”, ovvero fortissime piogge dalla durata di pochi minuti, hanno inizio con l’aria calda proveniente dal mare che viene spinta verso l’alto lungo il pendio dei monti; la mancanza di vento in quota non permette alle nuvole di disperdersi e queste, una volta a contatto con aria più fredda, creano vasti cumuli temporaleschi che rovesciano ingenti quantitativi d’acqua in brevissimo tempo.

Ad aggravare le conseguenze di questo fenomeno è la mancanza di vegetazione nelle grandi città: il terreno non assorbe sufficientemente la pioggia favorendo gravi ed improvvise inondazioni, la cui velocità aumenta grazie all’ impermeabilità dell’asfalto.

“Bomba d’acqua” o nubifragio?

Mentre “bombe d’acqua” è un termine ormai entrato nell’uso giornalistico e che rende bene l’idea di quel che accade in caso di precipitazioni intense, il nome dato dai meteorologi a questo fenomeno è tecnicamente  “nubifragio”.

Viene chiamata così una precipitazione di almeno 30 mm d’acqua in un’ora, mentre una precipitazione compresa tra i 10 ed i 30 mm in un’ora viene chiamata rovescio e tra i 6 ed i 10mm invece viene definita semplicemente pioggia forte.

Nubifragi quasi decuplicati in 10 anni in Italia

L’aumento di questi fenomeni negli ultimi anni è evidente: nel 2018 si sono verificati in Italia 1044 violenti fenomeni meteorologici, mentre nel 2008, solo 10 anni prima, se ne erano verificati “soltanto” 146.

Guardando nello stesso periodo in Europa, mentre nel 2008 si sono verificati 3843 fenomeni violenti, nel 2018 il numero aumenta a 20751, più del quintuplo. (Fonte: ESWD – European Severe Weather Database https://www.eswd.eu/)

Che cosa c’entrano  i cambiamenti climatici

Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change https://www.ipcc.ch/ ), l’aumento di gas serra in atmosfera porta ad un aumento delle temperature medie in tutto il mondo, ovvero aria più calda. Maggiore è la temperatura dell’aria, maggiore è la quantità di vapore che può contenere, infatti per ogni grado in più la quantità di vapore che può contenere aumenta del 7%. Quando quest’aria calda più carica di vapore del normale incontra una corrente fredda, l’acqua in essa contenuta si trasforma da gassosa a liquida, causando forti piogge.

Le scelte individuali che fanno la differenza

Le azioni che compiamo ogni giorno, seppur di lievissima entità, possono avere conseguenze importanti e aumentare (ma anche diminuire!) la nostra impronta ecologica sul pianeta.

Basti pensare che una semplice bottiglietta da mezzo litro d’acqua per essere prodotta emette in atmosfera circa 100 grammi di CO2 (tratto da “Meno 100kg” di Roberto Cavallo): questo significa che una persona che acquista una bottiglietta d’acqua al giorno emette ogni anno 36,5kg di CO2, circa la stessa quantità che emette una macchina euro 6 per arrivare da Genova a Venezia.

Un altro modo per ridurre il nostro impatto sulla terra è quello di ridurre il consumo di carne rossa: un solo chilo di agnello emette infatti  in atmosfera 39,2kg di CO2 https://www.salepepe.it/news/benessere/carne-quanto-inquina/, più di una bottiglia di plastica al giorno per un anno. 

E se proprio non possiamo fare a meno della plastica? Il modo migliore per ridurne l’impatto ecologico è quello di riciclarla negli appositi bidoni della raccolta differenziata.

Foto Alessio Sbarbaro, licenza licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported , 2.5 Generic , 2.0 Generic e 1.0 Generic .

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