C’è un tipo di plastica che ha trovato il suo posto nell’universo dell’economia circolare: l’avreste mai detto? Parliamo della bioplastica, un materiale di cui oggi andiamo a scoprire pregi e difetti.

Cos’è la bioplastica?

La bioplastica è un tipo di plastica prodotto senza l’ausilio dei derivati del petrolio ma a partire da materiale organico o rinnovabile. E’ quindi completamente biodegradabile e fa perdere le sue tracce nel giro di 5 anni, a differenza della plastica normale che, invece, impiega centinaia di anni a scomparire dal pianeta. Si tratta di un esempio perfetto di economia circolare: creata ad esempio dagli scarti vegetali di un mercato ortofrutticolo viene utilizzata per produrre oggetti e poi può a sua volta venire completamente riciclata! 

Altri vantaggi sono il fatto che il processo produttivo avviene con minori danni e minor inquinamento rispetto alla plastica derivata dal petrolio e che forma e peso risultano equiparabili a quelli della plastica normale.

Gli impieghi della bioplastica

La bioplastica potrebbe sostituire la plastica in numerosi utilizzi: alcuni riguardano già il nostro quotidiano (come nel caso di sacchetti, piatti o posate), altri invece riguardano il settore industriale (ad esempio nel caso degli imballaggi per gli alimenti).

Una gamma di utilizzi varia e assolutamente imponente per un materiale: verrebbe da chiedersi cosa freni dunque le industrie dall’avviare un massiccio cambio di direzione verso le nuove bioplastiche. 

Bioplastiche: i “contro”

Come detto in precedenza, ci sono alcuni aspetti negativi che frenano lo sviluppo di questo nuovo materiale. Proviamo a riassumerli: 

  • Essendo un campo relativamente nuovo i costi di produzione sono ancora più alti rispetto a quelli della plastica normale. 
  • Sebbene sia direttamente meno inquinante della plastica tradizionale, anche la bioplastica causa danni a livello indiretto (per esempio l’inquinamento dovuto al trasporto di questi materiali). Durante le fasi di stoccaggio la bioplastica necessita di temperature più elevate, cosa che tende a ridurre fortemente i benefici ambientali.

Oltre a questi bisogna anche considerare la possibilità di un errore nel riciclaggio, portando questo materiale nella discarica, cosa che aumenterebbe le emissioni di gas metano.

Come riciclare la bioplastica

La bioplastica non va tutta buttata nello stesso contenitore ma va gettata via in base all’utilizzo che ne è stato fatto, per esempio: 

  • se è entrata a contatto con alimenti (quindi oggetti come le stoviglie o i materiali da imballaggio) va gettata nel bidone dell’umido (avvolta in un sacchetto biodegradabile);
  • se, invece, non è entrata a contatto con alimenti va gettata nella plastica normale.

Quale futuro?

Nonostante i maggiori costi è previsto che le bioplastiche raddoppino la loro diffusione nel prossimo decennio, questo perché, con un aumento delle capacità produttive globali, anche i costi sono destinati a scendere.

Un’altra cosa che potrebbe migliorare col tempo sono i processi di produzione: attraverso nuove scoperte tecnologiche si potrebbero scoprire nuovi sistemi di produzione, ancora meno dannosi e meno costosi.

La bioplastica attualmente ha molti estimatori ma anche molti detrattori, tuttavia non è detto che la situazione non possa cambiare in meglio. 

Da ciò che appare sembra che la bioplastica si diffonderà sempre di più in futuro e questo potrebbe rivelarsi un bene: col passare del tempo i lati negativi potrebbero ridursi o essere maggiormente controllati e non c’è dubbio che questo possa essere un nuovo e importante passo avanti verso l’indipendenza dalla plastica sintetica. Probabilmente non sarà la vittoria definitiva, ma potrebbe essere un passo avanti importante. 

Una nuova strada da percorrere tutti insieme sperando che porti verso un futuro migliore.

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