L’improvviso cambio di governo ha portato, senza dubbio, ad una grande novità: l’istituzione del “Ministero della Transizione ecologica”, il MiTE.

Sebbene sia ancora presto per poter stabilire con chiarezza quali saranno gli obiettivi di questo nuovo Ministero, sappiamo chi sarà a guidarlo, Roberto Cingolani, il quale ha definito questo evento come “una sfida imponente. Tutto il governo è impegnato a lavorare per portarla a termine. Abbiamo davanti a noi poco tempo per vincerla, ce lo dicono i dati scientifici sui cambiamenti climatici”.

Parole concise dunque, che sono state ascoltate ed apprezzate in occasione del suo intervento presso la “Conferenza preparatoria della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile”, circostanza che ha inoltre permesso di comprendere come intenderà muoversi durante il suo mandato.

Gli obiettivi del Ministero della Transizione ecologica

Laureatosi a Bari nel 1985 in fisica e iscrittosi alla Normale di Pisa per proseguire gli studi, Cingolani fonda nel 2005 l’IIT di Genova di cui sarà direttore scientifico fino al 2019.

Molti i punti da lui toccati durante la “Conferenza preparatoria della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile”, prima tappa del processo di revisione triennale della SNSvS (Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile). Processo che ha come scopo quello di approfondire tutte le principali tematiche ambientali cercando di essere il più possibile in linea con l’ “Agenda 2030”.

L’altra faccia della digitalizzazione

Alla base degli obiettivi del Ministero della Transizione Ecologica c’è il pensiero che ogni cambiamento abbia un costo: “La digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca il 4% della CO2 totale che viene emessa, quando gli aerei coprono il 2%, mentre il trasporto leggero fa l’8%: quindi il digitale ha un suo peso consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e che 2/3 ha a che fare con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. E vale anche per le batterie. Il digitale è considerato una specie di soluzione al problema e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero“.

Un’affermazione che pone la digitalizzazione sotto un’ottica diversa, che non la esime dai rischi e da una più attenta valutazione del rapporto costi-benefici.

Esaurimento della biocapacità: quando le risorse della Terra finiscono

Questa visione rientra nell’ideale del Ministero, secondo cui “La transizione va oltre il concetto consolidato di ecologia, è una transizione globale e antropologica”.

Bisogna quindi dare maggiore importanza alla biocapacità del nostro pianeta, ossia “una stima della sua produzione di determinati materiali biologici come le risorse naturali e del suo assorbimento e filtraggio di altri materiali come l’anidride carbonica dall’atmosfera”, in quanto sarà già esaurita tra il luglio e l’agosto di quest’anno.

L’inquinamento industriale

Altro tema importante su cui verte il pensiero e l’azione del Ministero è l’inquinamento prodotto dall’industria e i danni da esso provocati alla salute e all’ambiente: “Alcune industrie hanno riversato nell’ambiente una tale quantità di antibiotici che ci ritroviamo con batteri super corazzati che, oltre a rappresentare una fonte di inquinamento, diventano anche un problema per la salute pubblica”, ha affermato Cingolani.

Bisogna quindi pensare all’ecologia come ad un’unione fra tutte le parti della società: “La transizione per la prima volta ci mette di fronte a un approccio che non può essere né globale né locale: si usa, in genere, il termine glocal, ed è questo l’approccio che bisognerà utilizzare. L’ecologia dobbiamo pensarla non solo dal punto di vista dell’ambiente, ma dobbiamo pensare all’ecologia della mente, della società, cioè a un sistema che si regga in piedi con delle regole armoniche. La visione è globale ma le soluzioni devono essere innestate nel tessuto locale”

Verso un’alimentazione più sostenibile

Le ultime riflessioni sono dedicate all’alimentazione, poiché anch’essa svolge un ruolo importante nella transizione ecologica: “Non si può separare l’epidemiologia da quello che mangiamo, dal modello di sviluppo economico. Questa correlazione richiede soluzioni che siano multiple e prevedano il concetto di co-beneficio. Sappiamo che chi mangia troppa carne subisce degli impatti sulla salute, allora si dovrebbe diminuire la quantità di proteine animali sostituendole con quelle vegetali. Inoltre, la proteina animale richiede sei volte l’acqua della proteina vegetale, a parità di quantità, e tre allevamenti intensivi su tre producono il 20% della CO2 emessa a livello globale. Modificando la nostra dieta, avremo un co-beneficio: migliorando la salute pubblica, diminuendo l’uso di acqua e producendo meno CO2″.

Bisogna anche tener conto del fatto che, ormai, il tempo per recuperare terreno non è più molto: “Anche nella lotta ai cambiamenti climatici vige il principio fisico della termodinamica: il danno è veloce ma il recupero è lungo. Significa che se portiamo la temperatura più su di 2 ° C, il sistema ci mette poi secoli per raffreddarsi. Significa che i nostri figli dovranno combattere con città costiere a rischio e con un ecosistema destabilizzato. Non abbiamo molto tempo, siamo a fine partita”

Un occhio rivolto al futuro…

Molti spunti di discussione interessanti, quindi, e molti gli obiettivi che questo nascente super-Ministero si prefigge di raggiungere, dall’alimentazione all’inquinamento.

E noi di Dal Solco al Sole non possiamo far altro che sperare che a queste parole corrispondano anche i fatti, attivando finalmente un deciso cambio di passo al paese.

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