Tutti ne parlano ma spesso senza spiegare che cos’è: l’economia circolare è entrata da alcuni anni nel discorso pubblico, la vediamo tradursi in norme dell’ordinamento europeo e nazionale e la incontriamo sempre più spesso nelle iniziative educative e formative rivolte a giovani e giovanissimi. Eppure c’è ancora un po’ di confusione su che cosa sia. 

Proviamo a fare un po’ di chiarezza?

Lineare vs circolare

Per secoli il modello produttivo più diffuso nel mondo è stato quello lineare, fondato sullo schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare” ( ‘take-make-dispose’).

Alla base dell’economia lineare ci sono l’iper sfruttamento delle risorse naturali e la massimizzazione dei profitti tramite la riduzione dei costi di produzione. In questo modello la domanda di materie prime è in costante aumento così come la scarsità delle risorse: un quadro che – se consideriamo anche la continua crescita della popolazione mondiale – si mostra del tutto insostenibile. 

L’economia circolare propone un modello in cui viene cancellata l’azione di “gettare il rifiuto” perché il rifiuto stesso diventa nuova materia prima (in gergo “materia prima seconda”) e va a reinserirsi nel ciclo produttivo. Il cerchio si chiude e produzione e consumo si fanno sostenibili, poiché il processo economico si rigenera da solo.

L’economia circolare

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation (tra le maggiori fondazioni private degli USA , che stanzia annualmente 225 milioni di dollari in questo settore), economia circolare «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera».

In questo nuovo modello di produzione e consumo, il ciclo di vita dei prodotti si estendegli sprechi vengono ridotti al massimo e scarti e perdite vengono minimizzati: una volta che il prodotto  ha esaurito la sua funzione i materiali di cui è composto vengono reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico.  

Come? Attraverso processi di condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti. 

Un approccio circolare si basa su alcuni criteri fondamentali:

Eco progettazione

Ogni prodotto va progettato avendo in mente il suo funzionamento ma anche il suo impiego successivo. Dovrà, insomma, avere delle caratteristiche che consentano la sua trasformazione ed il suo utilizzo in qualcos’altro.

Modularità e versatilità

Tutto ciò che viene prodotto deve essere versatile e adattabile al cambiamento delle condizioni esterne: un oggetto deve poter avere più vite, più opportunità di essere utilizzato.

Energie rinnovabili

Nell’ economia circolare i combustibili fossili – inquinanti e con scarti non riutilizzabili – vanno abbandonati a favore delle energie rinnovabili (inesauribili e non inquinanti): energia solare, eolica, idroelettrica, marina, geotermica.

Approccio sistemico

Nell’ economia circolare è indispensabile avere una visione di insieme. E’ fondamentale non solo fare attenzione all’ intero sistema ma anche considerare le relazioni tra le varie componenti. 

Recupero dei materiali

Nel modello circolare non si attinge alle risorse naturali ma, piuttosto, si utilizzano materiali di scarto o di recupero. 

Dove l’economia circolare è già realtà

In alcuni casi tutto questo avviene già: basta pensare agli oggetti prodotti con plastica già usata e quindi riciclata.

Da un’idea dell’Università di Bologna, per esempio, è nato il progetto Ricircola che punta a migliorare la gestione delle vaschette alimentari in plastica: si chiede ai clienti che hanno acquistato prodotti in vaschetta, di riconsegnarla dopo il consumo presso i punti di raccolta allestiti nei supermercati coinvolti: per ogni vaschetta riconsegnata i clienti ottengono un rimborso di 20 centesimi. Il materiale plastico viene quindi inviato all’impianto di recupero del produttore stesso e utilizzato per produrre altre vaschette, chiudendo dunque il ciclo.

Esistono aziende, poi, che dell’economia circolare hanno fatto un vero e proprio business! E’ completamente ‘Made in Italy’ l’impresa Orange Fiber che ha brevettato e produce tessuti sostenibili dai sottoprodotti degli agrumi. Cogliendo un’opportunità dove altri vedevano un problema, l’azienda ha sviluppato un processo in grado di convertire l’enorme quantità di sottoprodotti alimentari, non più commestibili, prodotti dalle aziende in una nuova risorsa per il mondo della moda. 

Orgoglio tutto italiano anche un progetto brevettato dal team Smart Materials dall’ Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: gli scarti di frutta e verdura diventano plastica biodegradabile per realizzare contenitori in grado di degradarsi rapidamente dopo l’uso. Da questa tecnologia è nato un primo prodotto: un “alveolo” in bioplastica in grado di preservare l’integrità degli alimenti nelle cassette di frutta e verdura, che va a sostituire quello tradizionale in plastica ed è realizzato interamente a partire dallo scarto dei carciofi invenduti al mercato ortofrutticolo genovese.

Anche il pane invenduto può essere una risorsa preziosa! I fondatori del progetto Biova Project hanno messo a punto un metodo per recuperare e riutilizzare uno ‘scarto’ a cui fino a ieri sembrava dovessimo rassegnarci: il pane invenduto da supermercati, panetterie, catene di ristoranti o fast food, quello rimasto sugli scaffali e che quindi non può essere rimesso in commercio il giorno successivo viene prelevato e portato in birrifici vicini ai luoghi di raccolta. Lì viene tostato, sbriciolato e trasformato in birra. Ogni 2500 litri di birra prodotta si ha un recupero di 150 Kg di pane invenduto ed un risparmio di circa 1365 Kg di emissioni ambientali di CO2. La birra ottenuta viene poi rivenduta proprio a coloro che hanno donato il pane avanzato.

I vantaggi del modello circolare

I vantaggi che la transizione verso il modello produttivo circolare porta con sé sono moltissimi: riguardano l’ambiente, l’economia, la nostra qualità di vita, l’occupazione…

In particolare economia circolare significa:

  • Riduzione della pressione sull’ambiente
  • Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime
  • Aumento della competitività
  • Impulso all’innovazione e alla crescita economica
  • Incremento dell’occupazione – si stima che nell’UE grazie all’economia circolare ci saranno 580.000 nuovi posti di lavoro

Misure come il contenimento dei rifiuti e il riutilizzo dei materiali potrebbero portare le aziende a risparmiare più di 600 miliardi di euro e si stima ridurrebbero  le emissioni di gas serra di circa il 2-3%. Senza contare che i consumatori potrebbero finalmente contare su prodotti durevoli e innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita. 


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