La pandemia che abbiamo vissuto negli ultimi mesi ha profondamente cambiato lo stile di vita delle persone di tutto il mondo.

Negozi chiusi, strade deserte, traffico fermo, città vuote, la vita che a piccoli passi è diventata sempre più ‘virtuale’ mentre la natura si è riappropriata degli spazi prima occupati e l’aria è diventata a poco a poco più pulita…si può facilmente dire, senza timore d’essere smentiti, che gli ultimi mesi hanno portato ad un cambiamento profondo, costringendo la Terra a fermarsi. 

Ma vessilli di questo cambiamento sono anche guanti e mascherine. Divenuti ormai parte fondamentale della nostra routine quotidiana, ci hanno accompagnato fin dall’ inizio del lockdown e continueranno a farlo fino alla fine della pandemia.

Il WWF lancia l’appello: “Dobbiamo fare attenzione ad una nuova minaccia: i dispositivi di protezione individuale che, dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiedi e i nostri parchi”. E, ancora, avverte: “Quantitativi crescenti di mascherine e di guanti sono avvistati in mare dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci  […] Chiediamo alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati fossero installati anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati”. 

I dati

Per rendersi conto di quanto possa essere dannoso un mancato riciclo di guanti e mascherine bisogna analizzare la situazione nel suo complesso:

  1. Uno studio del Politecnico di Torino ha stimato che, con la fase 2 e il riavvio graduale della vita di tutti i giorni, sarebbero serviti in Italia 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. Proporzioni gigantesche confermate dalle proiezioni su scala mondiale: secondo uno studio citato dalla rivista Science se l’intera popolazione mondiale usasse una mascherina al giorno si arriverebbe a un consumo mensile di 129 miliardi di pezzi!  
  1. Se anche solo l’un percento di mascherine o guanti usati nel nostro paese non venisse riciclato correttamente sarebbe già un danno enorme per l’ambiente, visto che equivarrebbe a qualcosa come 10 milioni di mascherine e 5 milioni di guanti dispersi nell’ ambiente al mese. “Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40 mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato”, avverte Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia.
  1. Un così grande quantitativo di plastica provocherebbe un danno enorme sia all’ ambiente che agli animali; danno che il nostro pianeta non può permettersi di sopportare. Sempre il WWF fa notare come il Mar Mediterraneo ogni anno debba far fronte a 570.000 tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque (l’equivalente di 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare al minuto): aumentare ulteriormente questa cifra sarebbe disastroso.

Questi quantitativi così elevati impongono un’ulteriore dimostrazione di responsabilità da parte dei cittadini: guanti e mascherine devono essere gestiti correttamente, smaltiti nella maniera più opportuna e non dispersi in natura.

Ma come?

Come smaltire guanti e mascherine

Il problema legato allo smaltimento dei dispositivi di sicurezza utilizzati è di così primaria importanza che l’Istituto Superiore di Sanità si è immediatamente attivato per fornire ai cittadini le indicazioni per lo smaltimento specifico di guanti e mascherine in ambito domestico e sul luogo di lavoro. 

Indicazioni che sono state recentemente aggiornate, alla luce del primo rapporto Covid sui rifiuti. Vediamole insieme.

Mai a terra

Guanti e mascherine non devono MAI essere gettati per terra. Questo infatti è il metodo più veloce ed efficace non solo per contribuire all’ inquinamento da plastica ma anche per incentivare la diffusione del virus.

Prima nel sacchetto, poi nell’ indifferenziata

Se si è positivi o in quarantena obbligatoria, guanti e mascherine (così come fazzoletti, tovaglioli e carta per usi igienici) vanno inseriti all’ interno di un ulteriore sacchetto e gettati nell’ indifferenziata.

Anche in caso di soggetti non positivi si raccomanda di buttarli nell’ indifferenziata avvolti da un sacchetto.

A lavoro non buttare i dispositivi nel solito cestino

Le indicazioni dell’ ISS riguardano naturalmente anche l’aspetto sanitario e si concentrano quindi su aspetti come i seguenti: evitare l’uso dei soliti cestini individuali porta-rifiuti e utilizzare contenitori appositi; disporre tali contenitori vicino all’ uscita; areare sempre i locali dove si gettano i dispositivi.

Altra plastica causata dalla pandemia

Nell’ articolo di Science citato poco sopra e ripreso anche da Internazionale n.1376, si scopre che la pandemia ha causato un aumento dei rifiuti di plastica anche per altre vie. Un primo esempio di questo riguarda il calo della domanda di petrolio causato dal prolungato blocco delle attività: diminuendo il prezzo del greggio, la produzione di plastica vergine è infatti diventata concorrenziale rispetto alla produzione di plastica riciclata.

Un secondo esempio riguarda alcuni cambiamenti nel nostro stile di vita come quello di ricorrere con maggior frequenza alle consegne a domicilio: questa nuova abitudine ha infatti determinato un aumento nell’uso di materiali di imballaggio.

In generale, dobbiamo ammettere che nella gestione globale della pandemia la tutela dell’ambiente non è stata messa per ora al centro dell’agenda: una tendenza a cui occorre porre rimedio in fretta, ciascuno facendo la sua parte, poiché naturalmente dal benessere dell’ambiente passa anche la nostra salute.

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